
Gli altri sono:
mangiare il panino a morsi
gridare al telefono
sputare
mentre lo fanno.
I gesti che non durano,
la bambina dice ciao dalla porta,
e lui che ci hai dormito una notte
in casa, la mattina
non ne sai più il nome - ma non è come pensi.
Gli altri sono:
il ventre che spinge
sotto le calze, e sopra i seni
le mani,
ma pensare che non resiste,
e okey, ci sentiamo domani.
Un’unica forma o misura ha il fare,
e il resto è represso
dal vestito di madre,
dal divieto,
e più chiedono, gli altri, più ingombrano,
meno stai con
gli altri sono:
i figli, morire, tu figlia loro morti,
e le coperte, e il velo
e i pigiami e le giacche
gli altri le porteranno, le butteremo,
e quel giorno non verrai
nel sogno a rimproverare
non come vita, ma più di dormire e meno,
un’altra volta
dimentico, e passo:
adesso non gridare, non dire il nome, che non sai
degli altri, che a te chiedono, loro,
di non andartene
Gli altri hanno paura,
non vanno a letto, non si sdraiano come d’amore,
e non passa, non va e non viene, e sono a metà.

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